Analisi

Per Latouche «Il fallimento dell’obiettivo della felicità per tutti promessa dalla società della crescita obbliga a interrogarsi sul contenuto della promessa stessa. Il sovraconsumo materiale lascia una parte sempre più consistente della popolazione nella penuria e non assicura neppure un vero benessere agli altri. La ridefinizione della felicità come ‘abbondanza frugale in una società solidale’: questa è la rottura proposta dal progetto della decrescita. Una rottura che presuppone che si esca dal circolo infernale della creazione illimitata di bisogni e di prodotti, come pure dalla frustrazione crescente che questa genera, e contemporaneamente che si compensi attraverso la convivialità l’egoismo derivante da un individualismo ridotto a una massificazione uniformizzante» (dall’Introduzione alla monografia su decrescita e marxismo nei quaderni della decrescita, di Mauro Bonaiuti, Alice Dal Gobbo, Emanuele Leonardi, Dario Padovan e Antonio Pignatto).

La decrescita sfida l’egemonia di pensiero della crescita economica e richiama la necessità di un ridimensionamento redistributivo della produzione e del consumo nei paesi industrializzati, condotto democraticamente, come strada verso la sostenibilità ambientale, la giustizia sociale, e il benessere (Demaria et al., 2013, Kallis, 2018). La decrescita è associata all’idea che più piccolo può essere bello. Tuttavia, l’enfasi non è solo sul meno, ma anche sulla diversità: diversità nelle attività economiche, nelle forme e negli usi dell’energia, nelle relazioni sociali, nei ruoli di genere, nella ripartizione del tempo tra lavoro retribuito e non retribuito e nei rapporti con il mondo non umano (D’Alisa et al., 2015).

La decrescita prevede una trasformazione radicale dell’economia, ma non è primariamente un progetto economico. Sebbene sia strettamente connessa all’economia ecologica, la decrescita implica la necessità di sfuggire al linguaggio e alla pratica dell’‘economicismo’, sia come realtà che come discorso imperialista. Pertanto, la visione della decrescita trascende il dominio economico. Da un lato, la decrescita implica la riduzione della scala fisica del metabolismo sociale (il flusso energetico e materiale dell’economia), per adattarsi ai limiti ambientali definiti dalle capacità rigenerative e assimilative della Terra. Dall’altro, la decrescita mette in discussione l’attuale importanza delle relazioni di mercato nell’organizzazione sociale, contrastando l’espansione colonizzatrice dei valori e del linguaggio del mercato in sempre nuovi ambiti sociali ed ecologici e mirando alla de-mercificazione sia delle relazioni sociali che delle relazioni umane con la natura non umana (Gómez-Baggethun, 2015).

La decrescita richiede anche un approfondimento della democrazia, un’espansione del controllo popolare del dominio politico, che le democrazie liberali di mercato tendono a lasciare nelle mani di tecnocrati o del potere delle grandi imprese, come modo migliore per gestire l’economia e il contenuto e la direzione dell’evoluzione tecnologica. Infine, la decrescita implica un’equa redistribuzione della ricchezza all’interno del Nord globale e del Sud globale e fra di loro, nonché tra le generazioni presenti e future. La decrescita si configura come un progetto volto a contrastare il capitalismo e il mercato globalizzato e a sostituirli con un progetto alternativo di civiltà. La rottura con lo ‘sviluppismo’, una forma di produttivismo principalmente pensato su misura per i cosiddetti paesi in via di sviluppo, costituisce un fondamento di questo progetto.

Una transizione verso la decrescita non consiste in una traiettoria di discesa prolungata, ma in una transizione verso società conviviali che vivono semplicemente, in comune e con meno. Ci sono idee diverse sulle pratiche e sulle istituzioni che possono facilitare tale transizione e sui diversi processi che possono ricollegarle e consentire loro di prosperare. Quello che attrae nella decrescita è la sua capacità di attingere da differenti fonti e correnti di pensiero (tra cui giustizia, democrazia ed ecologia), di articolarle fra loro e di formulare strategie a diversi livelli (compresi l’attivismo di opposizione, le alternative di base e la politica istituzionale). Essa tiene insieme un gruppo eterogeneo di attori che si concentrano su diverse cause sociali e ambientali, dall’agroecologia alla giustizia climatica. La decrescita aspira a integrare e rafforzare queste aree tematiche, funzionando come filo conduttore (cioè una piattaforma per una rete di reti) e superando la separatezza fra le diverse policy. 

La decrescita non aspira ad essere “l’alternativa” al capitalismo del mercato globale, ma piuttosto a promuovere uno spazio di creatività che riapra la nostra capacità di immaginare alternative al capitalismo, alla crescita e al determinismo economico. Ciò significa uscire dal paradigma dell’homo oeconomicus e da quello dell’uomo a una dimensione di Marcuse, fonti di omogeneizzazione planetaria con annessa distruzione della diversità bioculturale. Di conseguenza, la società della decrescita non sarà istituita nello stesso modo in tutti i paesi, regioni e culture. Ogni regione dovrebbe trovare le proprie alternative allo sviluppo, adattandolo alle proprie caratteristiche culturali ed ecologiche. La decrescita nelle regioni più ricche può essere realizzata in alleanza con altre alternative allo sviluppo in tutto il mondo, come il buen vivir in America Latina o la gandhiana Economia della permanenza, in India (Kothari et al., 2019).

 

La decrescita è un’idea che, criticando il sistema capitalistico globale che persegue la crescita a tutti i costi, propone una visione di società che dia priorità al benessere sociale ed ecologico invece che al profitto, alla sovrapproduzione e al consumismo. Decrescita significa trasformare le società per garantire la giustizia ambientale e una buona vita per tutti gli esseri, umani e non umani, presenti e futuri, entro i confini ecologici del pianeta. 

La decrescita può essere intesa in tre modi diversi ma complementari:
1) come forte riduzione dell’impatto ambientale delle attività umane, per riportarle nei limiti biofisici del pianeta;
2) come emancipazione da alcune ideologie dannose e indesiderabili, come produttivismo, neoliberismo, antropocentrismo, consumismo e utilitarismo;
3) come utopia, per società più eque, equilibrate, solidali, conviviali, felici, democratiche, fondate sull’autonomia, la sufficienza e la cura.

La decrescita indica una società con un metabolismo non solo ridotto, ma diverso. La decrescita non richiede di fare meno dello stesso, ma di fare meno in modo diverso; non dice “meno è meglio” ma “meno e meglio”.