Le “R” di Latouche

La “società della decrescita” presuppone la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.

Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono essere cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

Riconcettualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.

Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.

Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).

Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.

Ridurre sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. II consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.

Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.

Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.

(Serge Latouche, da una proposta di Osvaldo Pieroni al Forum delle ONG di Rio, su “la decrescita”, inserto di “Aprile” di giugno 2005).

In particolare, “La riduzione […] è l’essenza stessa della decrescita dal momento che i due termini sono quasi sinonimi”. […] alla riduzione deve corrispondere un aumento della salute, del benessere e della gioia di vivere […]. Ridurre il proprio consumo “per lavorare meno e per dedicare più tempo alle esigenze spirituali, alle relazioni umane, familiari, sociali, erotiche, culturali e religiose – se non a guardare le nuvole, le ‘nuvole meravigliose’, come lo ‘straniero’ di Baudelaire” [p. 140]. Bisogna ritrovare “la regola gandhiana: vivere più semplicemente affinché gli altri possano semplicemente vivere” [p. 142].
Che cosa dobbiamo ridurre? I trasporti e il consumo di energia; i rifiuti e gli sprechi, in special modo nel settore dell’agricoltura. Dobbiamo ridurre il tempo di lavoro, imparare a riutilizzare, riciclare, e ancora, a riabilitare, re-inventare, rallentare, restituire, riacquistare, rimborsare, rinunciare…
“Il rispetto per la biosfera e per gli altri può e deve spingerci fino a modificare il nostro atteggiamento rispetto alle cose. […] Bisogna imparare a riparare, a comprare prodotti di seconda mano senza provare il sentimento di svalorizzazione di sé, perché questo comportamento non sarà più il risultato della necessità, ma di una scelta di sobrietà valorizzante, di una nuova arte di consumare” [p. 154].
“Questa riduzione è realmente possibile senza necessariamente riportarci, come sostengono i nostri avversari, all’epoca delle caverne e della candela […] [p. 143]”. [Serge Latouche, “La scommessa della decrescita”, 2007]

 

Ci sono poi anche altre R, più o meno comprese nelle precedenti: Riabilitare, Reinventare, Rallentare, Restituire, Riconquistare, Rimborsare, Rinunciare, ecc

La decrescita nel Sud del mondo dovrebbe invece organizzarsi con altre “R” alternative e complementari, come Rinnovare, Ritrovare, Reintrodurre, Recuperare, ecc. [Serge Latouche, “La scommessa della decrescita”, 2007, pag. 160-162).