Principi

La decrescita aspira a fornire una via per sfuggire a un sistema completamente assorbito dal feticismo della crescita. Tale rottura riguarda sia il dominio simbolico che le pratiche materiali. Implica la decolonizzazione dell’immaginario della crescita e l’attuazione di altri mondi possibili. Il progetto di decrescita non mira né ad un’altra forma di crescita (verde, inclusiva, intelligente), né ad un altro tipo di sviluppo (sostenibile, sociale, umano), ma a lasciarci la crescita e lo sviluppo alle spalle, e a puntare alla costruzione di una società giusta e sostenibile dal punto di vista ambientale, basata sui principi di sufficienza, condivisione, semplicità, convivialità, uguaglianza e cura.

I sostenitori della decrescita si sforzano ad aprire discussioni sulla vita equa e sostenibile, evidenziando l’importanza delle azioni locali, della vita in comunità, del lavoro di cura, della democrazia genuina e delle economie incentrate sulla cooperazione. Esaminano inoltre da vicino il modo in cui il quadro generale, come l’economia mondiale e il modo in cui i paesi lavorano insieme, influenza luoghi diversi in modi unici. Si tratta di puntare all’equità e alla giustizia in tutto il mondo trasformando il modo in cui gestiamo denaro, affari e creiamo cose.

La decrescita immagina un mondo in cui le comunità sono organizzate attorno a valori di cura, beni comuni, condivisione, semplicità e convivialità (godersi la vita insieme). Valorizza i ruoli e le esperienze importanti di persone di ogni estrazione sociale e li intreccia in una storia ampia e accogliente. Così facendo, la decrescita va oltre le critiche astratte del capitalismo per promuovere azioni e strategie pratiche per la trasformazione sociale e politica.

La decrescita non mira a fornire un progetto politico fisso, ma piuttosto a delineare i fondamenti di una società non produttivista che possa vivere in armonia con la natura e offrire esempi concreti di programmi di transizione che includano azioni dal basso e proposte politiche concrete. Il disegno può prendere la forma di un “circolo virtuoso” di sobrietà attraverso le cosiddette “8 R” di Latouche. Questi obiettivi interdipendenti costituiscono una rottura rivoluzionaria che può innescare una dinamica verso una società più autonoma, sostenibile e solidale.

La decrescita “abbraccia” una visione sistemica e “complessa” della realtà, una visione d’insieme in cui il tutto è più della somma delle singole parti, rifiutando quella visione lineare, meccanicista e determinista su cui si base la società attuale. Per approfondire, rimandiamo a questo breve testo di Gianni Tamino

I sostenitori della decrescita devono approfondire le loro strategie e priorità. C’è la necessità di espandere le alleanze, rafforzando i rapporti con la ricerca e con le comunità di attivisti nei campi della giustizia ambientale, dell’ecologia politica, dell’economia ecologica, del post-estrattivismo, dei beni comuni, del femminismo, della decolonialità e del post-sviluppo. È necessario riflettere attentamente sul “come” – ad esempio, un processo di visione congiunta – ma il “perché” è chiaro. Le alleanze tra queste reti sono fondamentali per tessere le alternative e promuovere una trasformazione socio-ecologica profondamente radicale. Potremmo immaginarlo come un rizoma di resistenza e rigenerazione.