Decrescita creativa #11
“Una scomoda zavorra”. Stefano Taccone e Samantha Passaniti
a cura di Serena De Dominicis
Inauguriamo un’altra modalità di raccontare le relazioni tra arte e decrescita, affidandoci a messaggi sinestetici creati dall’accostamento di una poesia e un’opera d’arte. Perché la poesia? Come insegna Georges Bataille, l’arte e la poesia possiedono una particolare qualità: il “dispendio improduttivo”, un quid che sfugge all’idea di accumulazione.
Così come il mercato non considera le cose per la loro utilità concreta ma per il valore di scambio, allo stesso modo, nel settore della comunicazione, il linguaggio non ha un valore in sé, ma è valutato in base al principio di efficacia. Secondo Franco “Bifo” Berardi, allora, bisognerebbe acquisire un nuovo linguaggio, o meglio rivitalizzare il linguaggio poetico (qualsiasi forma espressiva che ecceda il linguaggio funzionale), l’unico che non possa essere addomesticato né ridotto a informazione o scambiato come una valuta. Questa rivitalizzazione aprirebbe la strada a una nuova forma di autonomia sociale, libera dal codice finanziario che instilla automatismi tecno-linguistici in grado di modellare le attività sociali, lo stile di vita e di consumo. La poesia è in qualche modo “l’insolvenza semiotica”, ovvero rifiuto del codice economico capitalista e promessa di liberazione.
Questa prima suggestione offre i versi di Stefano Taccone, storico dell’arte, critico e poeta, e una scultura dell’artista toscana Samantha Passaniti a restituire il contrasto tra la pesante ridondanza del consumismo e la leggerezza della sobrietà decrescente.
(H)o(t)tanta voglia di (de)crescere (2025) evoca gli Ottanta del secolo scorso, quando la svolta neoliberista ha decretato il ridimensionamento dello Stato, aperto alla deregolamentazione del mercato e alla finanziarizzazione dell’economia, marcando il trionfo del paradigma economicista. Quella fase ha segnato l’infanzia di molti di noi, una generazione martellata dalla pubblicità televisiva, infallibile veicolo verbo/visivo dell’immaginario consumistico, capace di imprimere nella memoria forme, slogan, rime e indelebili giochi di parole.
L’opera scelta da Taccone è Sensitivity handbag (2021) di Samantha Passaniti: una scultura in foggia di borsetta realizzata in tufo di recupero e materiali naturali raccolti durante passeggiate immersive. Giocando con i contrasti tra pesi e materiali, tra naturale e artificiale, industria e artigianato, l’artista trasforma un accessorio di consumo – una “scomoda zavorra”, come la definisce – in un contenitore di sensibilità, da oggetto impersonale a custode di una memoria geologica.
Foto: Samantha Passaniti, Sensitivity handbag, 2021. Tufo di recupero, filo di rafia, chiodi, stoffa di cotone, terra raccolta in Andalusia, pigmento bianco. Courtesy l’artista.
(H)o(t)tanta voglia di (de)crescere (2025)
C’era una volta un bambino
che per svegliarsi faceva sempre tante storie
credeva di avere la libertà
di fare con l’acqua tutto ciò che gli va
invece lo stordirono con effetti speciali
col sole che ti spacca in quattro
10 piani di morbidezza
10 rotoli di convenienza
la lavatrice con un nome di donna
ma chi è che non ce l’ha?
devi farne di strada bimbo
si respira più amore
e la vita è più vita
questa Milano da vivere da godere da sognare
questa Milano da bere
qui un dado sa fare il dado
per l’ominide che non deve chiedere…
mai
si vince un viaggio tra i leoni
con il re dei gran palloni
la nostra filosofia
è una qualità costante nel tempo
stasera alle otto
inizia la sfida
tra risotto e risotto
meno male che con sé
ha la carica del caffè
più l’energia del cioccolato
ma quanto mi pensi
ma quanto mi costi
sente il catramino nei polmoni
tranquillità
e sogni d’oro a tutta la città
il meglio di un uomo
quando un campione ha sete
senza pietà contro lo sporco
più sporco
igiene sì fatica pure
se non mordi non ci credi
voglio vedere se riesce ad ammorbidire
anche questo piumino usato
quello magico pimpante ed acrobatico
gocce per una pioggia di emozioni
inizia presto
finisce presto
e di solito non pulisce il water
ehi tu premi schiaccia
abbiamo l’esclusiva
invecchiata di dieci anni
si sente nella gola e anche nel naso
macchia scappa scappa macchia
mi turbi sempre più
quante cose al mondo puoi fare
inventare costruire
il sorriso che c’è in te
cerca cerca il cuore d’oro
un cuore di panna troverai
e una bestia contro il calcare
che ho deciso di sguinzagliare






